Muratori di coscienza - Popoli e Culture Onlus

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Muratori di coscienza

Non misurate un eroe sulla base di quanto è disposto a perdere. Fatelo rispetto a quale vittoria sarà in grado di vincere. La vittoria, nel caso del doposcuola multietnico, ha un significato ampio, condensato in quattro mura che bussano al mondo. Ed è il mondo a renderle vive, quelle quattro mura, con bambini provenienti da ogni parte di esso, ma principalmente italiani, poiché nati in questa terra.
Istruzione e distruzione, in queste aule, vengono declinate con la stessa intensità; se l’istruzione consiste nel colmare le lacune che i ragazzi accusano a causa di un sistema scolastico spesso provvisorio, la distruzione si declina nella volontà di annientare i pregiudizi razziali che perfino questi bambini sembrano aver assorbito, malgrado la tenera età.
Pensate ad un mondo in miniatura, dove il razzismo non corre solo tra bianchi e neri, ma tra neri e asiatici, tra asiatici e rom; il riflesso del mondo dei “grandi” trova nelle pupille di un bambino la foce più fertile per perpetuare la sua immagine.
La vittoria, per chi partecipa a questo progetto, sta
“nell’atto del pensare con l’azione”. Un gesto, una carezza, una parola, un sorriso, sono i punti cardinali sui quali orientarsi verso un concetto puro di uguaglianza, di fratellanza.
Perciò definisco “muratori di coscienza” coloro che partecipano a questa lotta; non ci si batte solo per un 7 in pagella, in ballo c’è il battesimo di un nuovo futuro, la creazione di un nuovo linguaggio di uguaglianza. WE CARE, chiosava Don Lorenzo Milani, che sia questo il ritornello da cantare nella prossima epifania.

                                                              EMILIANO CARICO



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