Il gelato culturale - Popoli e Culture Onlus

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Il gelato culturale


Nell'ambito del progetto "Passo dopo passo menti attive" abbiamo organizzato quattro visite serali (18-19-27-28 agosto 2015) con i bambini alla ricerca e alla scoperta delle bellezze architettoniche di Lecce. Alla fine degli incontri con i bambini abbiamo degustato un gelato.

Le quattro visite :

  • Lecce e i segreti dell'arte della carta pesta

Lecce è una bellissima città d’arte, un vero e proprio museo a cielo aperto. La chiamano la Firenze del sud e l’Atene della Puglia per la ricchezza dei suoi monumenti barocchi, ciascuno dei quali racconta una storia particolare, ma è anche una città che non manca di interessare i bambini più piccoli che forse meno subiscono il fascino dell’arte, perché offre loro la possibilità di conoscere i segreti dell’arte della cartapesta che ancora oggi si lavora nelle botteghe del centro storico.
Il centro storico è chiuso al traffico, quindi parcheggiamo l’auto a Porta Rudiae, la più antica tra le porte del capoluogo che prende il nome dalla città messapica di Rudiae, che sorgeva a pochi passi da Lecce: sul grande arco ci sono le statue dei fondatori della città (Malennio, Dauno, Euippa e Idomeneo) oltre a quelle di S.Oronzo, patrono di Lecce, e ai lati di S.Irene e S.Domenico. Da qui iniziamo la nostra passeggiata verso il centro storico per ammirare le celebri chiese barocche, tutte realizzate in pietra leccese, una pietra dorata e particolarmente malleabile, che nell’aria si indurisce e col passare del tempo assume un caldo colore dorato, e che all’ora del tramonto dipinge il centro storico di un bellissimo color miele.
Si rimane incantati davanti a queste facciate esuberanti che si spalancano si innalzano all’improvviso tra queste vie così strette. Ne ammiriamo tre lungo via Libertini (S.Anna, S.Teresa e S.Giovanni o del Rosario, tutte un tripudio di ghirlande, festoni, foglie, animali reali e mitologici, fiori e frutti di ogni tipo.

  • Nel cuore del centro storico: piazza Duomo

Arriviamo dopo circa 100 metri nella spettacolare piazza Duomo, cuore del centro storico, che si apre all’improvviso: è proprio un artificio tipico del barocco, questo, che ama stupire all’improvviso non solo con ghirigori e ricche decorazioni, ma anche con trovate scenografiche come questa. Si tratta di una piazza insolita, anticamente chiusa da un cancello e in cui la facciata della basilica che si vede appena entrati non è quella principale, ma quella laterale, sicuramente la più adorna di fiori, frutti e santi tra cui il patrono. Opera dell’architetto più celebre del barocco leccese, Giuseppe Zimbalo, il Duomo attira l’attenzione dei bambini anche per il suo imponente campanile, alto ben 70 metri e diviso in cinque piani. Una sorta di grattacielo barocco che si staglia su un cielo terso.
Prima di continuare la nostra passeggiata ci fermiamo incantati davanti al Palazzo del seminario, adiacente il Duomo, nel cui cortile interno, quando è aperto, si può ammirare un pozzo simile a un paniere, caratteristico dell’arte barocca.
Proprio per le sue peculiarità architettoniche e acustiche che la fanno assomigliare a un piccolo teatro all’aperto, la piazza ospita spesso, specialmente in estate, spettacoli lirici e teatrali. Deve essere davvero suggestivo l’effetto scenografico della piazza illuminata di sera, con questo gioco di luci dal basso che valorizzano i monumenti…
Ritorniamo sul corso che conduce alla piazza S.Oronzo, Siamo proprio di fronte alla chiesa di S.Irene, (o dei Teatini), sontuosissima come richiede lo stile barocco, anche perché dedicata alla allora patrona di Lecce prima che nel 1656 venisse proclamato patrono S.Oronzo.

  • Il salotto della città: piazza S. Oronzo

Ed eccoci in piazza S.Oronzo, vero salotto della città: al centro dell’ampio piazzale lastricato un mosaico riproduce la lupa, il simbolo di Lecce, mentre sulla destra si erge una colonna alta circa 30 metri: si tratta di un’antica colonna romana posta alla fine della via Appia sulla cima della quale è posta la statua del patrono, realizzata alla fine del ‘600 per ringraziare il santo dello scampato pericolo della peste. S.Oronzo è rappresentato nel gesto della benedizione ai cittadini con la mano aperta su tre dita, e i bambini più piccoli, che vogliono sapere chi è questo signore lassù, lo imitano giocando a contare fino a tre.
Poco distante si trova l’anfiteatro romano, costruito nel II secolo d.C. dall’imperatore Adriano, che sicuramente interesserà i bambini più grandicelli che hanno cominciato a studiare la storia antica. Situato a otto metri di profondità, ha una forma ellittica e poteva ospitare fino a 25.000 spettatori, ma purtroppo ciò che resta oggi è solo una minima parte: il secondo ordine di gradinate, infatti, è stato distrutto per consentire la costruzione di vari edifici e della chiesa di S.Maria delle Grazie. Anche l’anfiteatro spesso d’estate è sede di manifestazioni, perché concesso in uso al comune, e in occasione della festa patronale, il 26 agosto, da qui vengono lanciati dei coloratissimi palloni aerostatici.


  • S.Croce, chiesa simbolo del barocco leccese

Dalla piazza imbocchiamo via Templari, dove la gelateria pasticceria Maglio invita a gustare infinite varianti di cioccolato: resistiamo all’ennesima tentazione golosa e arriviamo dopo poche decine di metri alla chiesa simbolo del barocco leccese: è quella di S.Croce, la cui facciata è una festa di putti e di statue di santi che giocano tra il rosone e i portali, tra colonne e pilastri. Ci facciamo largo tra la folla di turisti che sostano davanti cercando l’inquadratura migliore per una foto, ma la strada è stretta e la facciata imponente: è davvero impossibile a meno di avere un grandangolo…
si possono individuare i numerosi animali, reali e mitologici, che affollano la facciata: ci sono dragoni, grifi, leoni, pellicani, ma ci sono anche melograni, fiori, festoni, angeli, fiamme, stemmi e i telamoni, cioè uomini accasciati che sostengono la balaustra e che rappresentano, secondo la guida che accompagna il gruppo di turisti accanto a noi, i prigionieri turchi catturati dalla flotta veneziana durante la battaglia di Lepanto nel 1571.







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